
Ti invito al viaggio
in quel paese che ti somiglia tanto.
I soli languidi dei suoi cieli annebbiati
hanno per il mio spirito l'incanto
dei tuoi occhi quando brillano offuscati.
Laggiù tutto è ordine e bellezza,
calma e voluttà.
Il mondo s'addormenta in una calda luce
di giacinto e d'oro.
Dormono pigramente i vascelli vagabondi
arrivati da ogni confine
per soddisfare i tuoi desideri.
Grazie per i complimenti e gli auguri, farista... se mi contatti in privato... ti combino un appuntamento con la "mejo pupina"
No No.. forse nn devo scommettere con te (gia' perso una volta!)
BUON COMPLEANNO!!!
Natale: di nuovo? Di già? Questa ricorrenza arriva come tutti gli anni d’improvviso ed in noi si fa strada un turbamento astratto. Non è come nell’infanzia quando, almeno ci sembra adesso di ricordare, la gioia cresceva, giorno dopo giorno... da adulti invece è diverso. E’ un peccato! E infatti lo viviamo davvero come una colpa. Colpa, sì, perché sappiamo bene che dovremmo invece sentirci più felici.
Essere infelici a Natale ci pare disonesto, ingiusto, un tradimento dei sentimenti comuni: una bestemmia. Ci dispiace rovinare la festa agli altri, ma spesso non riusciamo a nascondere questo stato d’animo. Negli altri giorni i sentimenti tristi sembrano meno continui e tollerabili.
"L’infelicità del Natale è un’infelicità elusiva, viscida, serpentesca, e insieme calamitosa", e vediamo tutte le imperfezioni dei rapporti umani, ne soffriamo di più, perché ci sembrano più che mai incompleti.
La festa suprema è il momento della suprema vergogna. E prima tra tutte quella dei nostri sentimenti, miseri, sbilenchi. E mai come in questi momenti l’essenza dei nostri sentimenti amorosi, che avevamo serbato per ricorrenze speciali come le buone bottiglie, si disperde e soccombe tra i miasmi del disamore del mondo.
E’ proprio il contrasto con l’ideale perfetto della "felicità natalizia" che rende in questi giorni più aspra la pena. Tranquilli, non si tratta di una faccenda privata, poichè riguarda tante persone, basta domandarlo un po’ in giro, e poi perché, anche se lo abbiamo scordato, il Natale è intrinsecamente triste, seppure travestito di letizia.
Fine dell’anno e fine del Tempo coincidevano nelle culture arcaiche ed insieme erano una metafora della fine dell’esistenza. I Saturnali, celebrati in questa stagione, erano, nella Roma pagana, la festa delle ‘Larvae’, cioè dei morti per cause violente, non sepolti. Le giornate più brevi dell’inverno erano la notte dell’anno e ne segnavano la rinascita, rinnovavano l’alleanza tra i vivi, i bambini neonati ed i morti, ed ancora oggi molti dei simboli delle festività ci riportano questi significati.
La morte, a quel tempo, era il contrario della vita: l’altro mondo. Nel mondo dei consumi è qualcosa di peggio: il nulla. Per questo l’abete per noi diventa solo un frivolo addobbo, mentre nel nord Europa questo ‘sempreverde’ veniva impiegato ugualmente sia per i matrimoni che per i funerali. Ceri rossi, luminarie, falò, gli stessi doni scambiati come ‘ex voto’, alludono alla comunicazione tra oltretomba e realtà materiale.
Bene, allora il nostro turbamento ora ci sembra meno infondato. Chi in questi giorni di "letizia forzata" è un po’ malinconico recupera intero lo Spirito delle feste.
Qualcuno però va oltre e finisce per passare dall’infelicità, sentimento comunque normale, alla depressione clinica.
La psichiatria, che si è occupata del fenomeno dell’infelicità natalizia, ci fornisce alcune indicazioni utili. La prima è che il Natale viene considerato nella lista degli eventi stressanti come un furto o un lutto (non per i bambini però!).
Per chi soffre o è vulnerabile alla depressione - almeno una persona su cinque - il Natale è un evento davvero perturbante.
Comunque se a Natale si è un po’ felici (ma vale anche per tutti gli altri giorni dell’anno), è meglio; ma chi si sente infelice pensi che è uno dei tanti, che non hanno paura di un po’ di tristezza in una società che, ci pare, sempre più “Depressofoba”, ovvero paurosa non solo della malattia depressiva (il che sarebbe giustificato), ma anche intollerante di ogni tristezza. (Stefano Pallanti, "Depressione da Natale: non sentitevi in colpa")